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S.Marco Argentano

Territorio > Fascia prepollinica

San Marco Argentano è un comune di 7.618 abitanti della provincia di Cosenza. Centro urbano di antica storia, sito lungo la Valle del Crati in zona collinare, dal clime mite e temperato, è fra i più importanti centri artistici e culturali della Provincia di Cosenza. Il territorio comunale, che si sviluppa lungo una estesa pianura attraversata dal fiume Follone, sul versante della Montagna Magna e prevalentemente su aree collinari, si estende per circa 78 km² e comprende oltre al centro urbano quattro maggiori contrade: Iotta, Ghiandaro, Scalo e Cerreto e altre minori, abitate complessivamente da circa due terzi della popolazione totale.

È attraversato da una estesa rete stradale, con un asse viario a scorrimento veloce che lo collega allo Ionio e al Tirreno, con strade statali e provinciali che consentono il raggiungimento rapido dei comuni viciniori, dei due svincoli autostradali, del capoluogo. Le strade comunali, quasi tutte asfaltate, consentono di raggiungere le molteplici contrade.

L'antica consuetudine di abitare nelle zone rurali, anche in zone isolate, caratterizza il paesaggio sanmarchese per la presenza di numerose abitazioni sparse e di piccoli o medi appezzamenti coltivati: tali insediamenti, anche se presentano lo svantaggio del frazionamento terriero, hanno impedito i processi di inaridimento dei suoli e hanno consentito la sopravvivenza a molte famiglie prive di altri redditi. Certo è che la Sibaritide, e quindi la zona intorno a San Marco Argentano che della Sibaritide fa parte, fu abitata dall’uomo fin dai tempi del neolitico; numerosi ritrovamenti lo attestano (cfr. Mario Candido, Valle Crati prima e dopo la colonizzazione greca. Studio del Comprensorio, Venezia 1967). Quindi è certa la frequentazione dell'uomo primitivo nella zona. Il sito archeologico neolitico di Torre Mordillo dista poco più di 10 Km da San Marco Argentano.

L'assetto urbanistico dell'attuale centro storico si deve senza dubbio all'arrivo dei normanni e in particolar modo a Roberto il Guiscardo, come testimonia Goffredo Malaterra, dicendo che egli si spostò da Scribla, ove la malaria aveva cominciato a falcidiare i suoi uomini, nel "castrum, quod Sancti Marci dicitur", e come testimoniano vari monumenti quali la torre, le cripte del Duomo (sede della diocesi di San Marco Argentano-Scalea), l'abbazia della Matina, in origine benedettina.
San Marco, Corteo Storico

Probabilmente con le prime incursioni saracene gli abitanti del luogo avevano già iniziato a trasferirsi dalle aree a valle sul costone roccioso, fornito di difese naturali e, come affermano alcune fonti storiche, di presidi militari a guardia dei traffici che si svolgevano lungo la sottostante via istmica tra lo Ionio e il Tirreno.

Tracce di insediamenti di epoca romana sono state rinvenute in località Cimino, dove nel 1967 fu recuperato un grosso doglio interrato oggi conservato al Museo Archeologico di Sibari; altri frammenti fittili emersero in località Rossillo nel corso dei lavori di costruzione della Strada delle terme.

Nell'Ottocento due studiosi, Salvatore Cristofaro e Giovanni Selvaggi, testimoniarono ritrovamenti di reperti di epoca romana in contrada Tocco e a valle del paese. Eduardo Bruno, scultore e studioso di storia, ha avanzato l'ipotesi che proprio da Argiro (Argentanum in epoca romana) si ricavasse l'argento per la coniazione delle monete sibarite. Rinaldo Longo,linguista e glottobiologo, ritiene invece ciò pura fantasia, poiché è noto che Sibari ricavava l'argento dalle miniere dell'argentera di Longobucco, egli infatti scrive che se Argyron, Argiro, Argentanum castrum sono i nomi che secondo gli storici locali ebbe San Marco Argentano nell’antichità (cfr. Salvatore Cristofaro, Crono-Istoria di San Marco Argentano), non vi è alcuna attinenza con presunte miniere d'argento. Argentano (dal latino Argentanum) "vuol dire ‘podere che appartiene ad Argento’, ‘ possedimento di Argento’, cioè possedimento della Gens Argentana, per il preciso valore di suffisso di appartenenza, o di suffisso prediale che ha –anum, (cfr. Gerhard Rolfs, Grammatica storica della lingua italiana e dei suoi dialetti, sintassi e formazione delle parole, Einaudi, Torino 1969, pp. 410–411). Argento è un cognome ancora esistente a San Marco Argentano e in qualche altro comune vicino e in altre parti d’Italia. È da supporre allora che siano stati membri di una stessa gens romana, appunto la Gens Argentana, cioè degli Argento, che probabilmente appartenevano alla classe dei cavalieri, detta anche classe equestre, ad aver avuto, in epoca romana, il possesso e/o il comando, in Francia del territorio di Argentan e in Italia di quello di Argentano" [2].

L'epoca cristiana è segnata dal passaggio dell'apostolo Marco e dal martirio di Senatore, Viatore, Cassiodoro e della loro madre Dominata, secondo la tradizione e il racconto di una Passio bizantina del X secolo. La chiesa del Loco Santo e le reliquie custodite nella Cattedrale ne perpetuano il ricordo e la fede.[3]

Oggi il centro storico si presenta con l'originaria struttura feudale, lungo la dorsale del percorso che unisce il Duomo e la torre normanna. La parte occidentale, più antica e popolata, è nascosta alla vista, l'altra più esposta e più prossima alla torre coincideva con l'antico quartiere ebraico della Giudeca. Adolfo La Valle, sulla base di documenti conservati nel convento della Riforma, afferma che gli Ebrei erano in San Marco assai potenti: avevano un quartiere segregato che anche oggi si chiama la Giudeca, una piccola Sinagoga, il traffico della seta e dei grani, il monopolio della piazza e dei mercati, speciose tintorie[4].

L'accesso al paese era possibile fino all'Ottocento solo dalla Pie' la Silica che si arrampicava dalla valle del Fullone all'area dove si erge il Duomo. Solo dopo la costruzione della strada cosiddetta militare, che congiungeva Castrovillari con San Fili, la città si aprì ai traffici commerciali con i centri vicini, modificando il proprio assetto urbano che si sviluppò lungo le nuove arterie.

La presenza di vari monumenti, chiese, palazzi e blasoni gentilizi è all'origine degli appellativi che ancora connotano questa antica città, definita ancora oggi "normanna" o "dei nobili".

E San Marco può ben fregiarsi del titolo città normanna, perché non solo essa fu ripopolata, fortificata e resa in pratica una piccola "capitale" nella Calabria del nord da Roberto il Guiscardo, nel 1050, ma i suoi feudatari successivi furono tutti Normanni, dall' XI al XVII secolo, tranne forse una parentesi nel periodo Svevo. La dinastia reale normanna termina, come è noto, alla fine del XII secolo quando subentrano gli Svevi.

Durante il regno della dinastia sveva sappiamo - da un documento conservato nell'archivio dell'ordine monastico florense - che nel 1218 era conte di San Marco tale Raynaldo de Guasto, affiancato dalla contessa Agnese, sua moglie, e da Pietro, suo figlio. Raynaldo era anche Capitano e Giustiziere di Calabria e Val di Crati, e pure lui era probabilmente di origine normanna. Si passa poi al 1298, quando divenne Signore di San Marco un altro nobile di sangue normanno, Ruggero di Sangineto, la cui famiglia aveva preso tale cognome dal suo possedimento di Sangineto.

Dal 1298 al 1342 San Marco è infeudata ai Sangineto, i quali hanno molta influenza nella regione perché i principali membri della famiglia (Ruggero, Francesco, Gerardo e Ruggero II) ricopriranno tutti la carica di Capitano Generale e anche di Giustiziere sia della Calabria e sia di Val di Crati e Terra Giordana.

La Signoria dei Sangineto su San Marco termina nel 1342, quando l'ultima erede di questo ramo del casato, Bionda Sangineto, sposa un altro nobile di sangue normanno, Roberto Sanseverino conte di Terlizzi. Così per via matrimoniale ("maritali nomine") oltre a San Marco vanno in possesso dei Sanseverino di Terlizzi anche Corigliano, con il titolo di contea, Sangineto, Belvedere, Bollita, Satriano e Salandra. Si ha notizia che nel giorno di questo matrimonio il re Roberto I di Sicilia regalò agli sposi la terra di Regina, sempre in Calabria, con il suo castello.

Non si sa di preciso per quanto tempo San Marco rimase in possesso dei Sanseverino di Terlizzi, ma è sicuro che passò al ramo calabrese della famiglia perché attorno al 1400 troviamo che San Marco è stato elevato al rango di ducato e che il suo 1º duca è Ruggero Sanseverino, dal quale poi discenderanno i potentissimi principi di Bisignano, che però non abbandoneranno mai il loro ducato di San Marco.

I Sanseverino di Bisignano - che come si è detto erano di discendenza normanna - terrano il ducato di San Marco fino al 1606, anno della morte di Nicolò Bernardino. Dopo di lui il vasto Stato feudale dei principi di Bisignano verrà smembrato e suddiviso tra vari eredi.




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